
I “peggiori” individuati dall'amministrazione Usa sono una sessantina: tra questi, nelle prime righe della prima pagina appaiono la Cina e l’Unione europea.
Il punto che si vuole evidenziare in questo post riguarda il fatto che le tariffe personalizzate sono basate non soltanto sui dazi veri e propri, ma anche sulle “barriere” che l’amministrazione statunitense accusa i paesi stranieri di imporre.
Nel calcolo di questo numero rientrano cioè anche le “barriere non monetarie” definite “peggiori dei dazi stessi”: le imposte sul valore aggiunto, le “manipolazioni della valuta”, le barriere “tecniche” ai prodotti ‘made in Usa’ legate alla salute o all’inquinamento che un funzionario, parlando con i giornalisti, definisce “non davvero scientifiche”.