I giganti del web come normali editori, responsabili in solido dei contenuti pubblicati dai loro utenti. Tradotto, un post su Facebook o su Twitter potrebbero comportare responsabilità sia penali, sia civili, se la Corte suprema degli Stati Uniti dovesse riesaminare, come farà nei prossimi giorni, la legge che da più di 25 anni protegge le aziende tecnologiche da azioni penali per i contenuti pubblicati. Una revisione che potrebbe rivoluzionare il web e aprire la strada ad azioni risarcitorie in massa.
L’Alta Corte in due udienze, martedì e mercoledì, dovrà esprimersi sulle cause intentate dalle vittime di attacchi jihadisti che accusano Google e Twitter di aiutare il gruppo dello Stato Islamico (EI) diffondendone la propaganda. Le sentenze saranno emesse entro il 30 giugno e potrebbero modificare la legge del 1996 che è considerata un pilastro di internet.
Lo spirito della legge infatti escludeva responsabilità oggettive delle piattaforme per evitare che le aggressioni legali potessero intralciarne la crescita. Ma i giganti tecnologici non godono più della stessa considerazione degli inizi e l’immunità accordata finora potrebbe avere i giorni contati.