L’atteso vertice dei ministri europei dell’Energia non ha deciso nulla. O quasi

L’Ue procede lentamente verso il tetto al prezzo del gas russo. Ma, oltre ad essere tardivo, rischia di incidere poco sul rialzo dei prezzi e sulla speculazione. E sul disaccoppiamento tra il prezzo dell’energia elettrica e quello del gas le distanze sembrano incolmabili

L’atteso vertice dei ministri dell’Energia non ha deciso nulla. O quasi

Dopo averne parlato per mesi, arriva il rinvio. E anche se non è ‘a data da destinarsi’, infatti una decisione verrà probabilmente presa ad ottobre (un Consiglio europeo informale si terrà a Praga il 6 e 7 ottobre e un vertice Ue ordinario a Bruxelles il 20 e 21 dello stesso mese), l’atteso vertice dei ministri dell’Energia (del 9 settembre) non ha deciso nulla, o quasi.

I ministri Ue dell’Energia, in pratica, hanno chiesto che entro metà settembre la Commissione europea “proponga interventi di emergenza e temporanei, incluso il price cap sul gas”. È quanto si legge nelle conclusioni del vertice straordinario.

15 paesi si sono pronunciati chiaramente a favore di un price cap generalizzato, 3 preferirebbero avere il tetto solo sul gas russo, 3 non hanno pregiudiziali ma lo vorrebbero subordinato a verifiche di sostenibilità e 5 sono contrari o neutrali” ha detto il ministro della Transizione Roberto Cingolani.

Sebbene Cingolani parli di “ampia maggioranza”, in realtà lo scenario che si profila è un possibile tetto al prezzo del gas (esclusivamente) russo. “Oggi diversi ministri ci hanno chiesto di analizzare il price cap per il resto del gas importato dall’Ue: se lo scopo della nostra politica è contrastare la manipolazione russa delle consegne di gas all’Ue, ha senso prendere di mira solo il gas russo” ha detto la commissaria europea per l’Energia, Kadri Simson. “In questa fase nulla è fuori discussione” ma - ha sottolineato – “un tetto generalizzato alle importazioni di gas, incluse quelle di Gnl, potrebbe presentare una sfida alla sicurezza dell’approvvigionamento”. Opinione condivisa anche dalla Germania.

L’Italia chiedeva invece un cap su tutto il metano importato anche se proprio Mario Draghi era stato il primo a parlare di “tetto sul gas russo”. Nel complesso, con una dipendenza dal gas russo scesa in pochi mesi dal 40% al 9%, il cap limitato alla Russia non inciderebbe davvero sul rialzo dei prezzi e sulla speculazione. In Italia, dove il gas russo copre ancora il 18% del fabbisogno, la misura sarebbe comunque significativa anche se non decisiva.

C’è poi un altro problema. In merito al disaccoppiamento tra il prezzo dell’energia elettrica e quello del gas, le distanze sembrano incolmabili. La linea dei frugali, con in testa i Paesi Bassi (la Borsa del gas è ad Amsterdam), è che “il mercato sta funzionando bene e non c’è motivo di intervenire in maniera radicale”. In realtà, il mercato non sta affatto funzionando bene.

In tutto ciò a Bruxelles nessuno sembra aver considerato – ed è un azzardo - l’opzione che Vladimir Putin mantenga fede a quanto detto, ovvero di bloccare definitivamente l’export di gas russo verso il Vecchio continente qualora l’Ue decida di fissare un ‘price cap’. A quel punto il tetto sull’oro blu della Federazione sarebbe inutile.

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