
Nel bel mezzo di una tempesta politico-finanziaria nell'Europa meridionale e in un clima di crescita dell'eurofobia tra i paesi dell’est, il magnate della finanza di origini ungherese, George Soros, ha inviato un messaggio di allarme sulla "crisi esistenziale" che attraversa il continente.
Nell'ultimo decennio “tutto ciò che poteva andare storto è andato storto e non è retorico affermare che l'Europa sia in una crisi esistenziale. È la dura realtà”, ha sintetizzato Soros. Che, poi, identifica tre problemi principali che a suo dire minacciano l'Ue: la crisi migratoria, l’austerity e lo sfaldamento avviato dalla Brexit. Un'insalata dai sapori contrastanti alla quale occorre aggiungere l’aceto: ovvero la fine dell'alleanza transatlantica decretata di fatto da Donald Trump.
Soros ritiene che l'Europa a più velocità non funzionerebbe. Propone, invece, un’Europa capace di offrire più opzioni – rispetto alla situazione attuale – ai singoli paesi. Come ad esempio nel caso delle migrazioni “gli Stati membri non dovrebbero essere costretti ad accettare rifugiati che non vogliono e i rifugiati non dovrebbero essere costretti ad andare in paesi che non vogliono”. Mentre sulla Brexit, il fondatore della Open Society Foundation, vede ancora un margine per un testa-coda last minute che reincarni il Regno Unito nel Bremain. Ma occorre, a maggior ragione, che l’Europa si reinventi.