Sono due gli elementi che dividono i vincitori dai perdenti nel processo di globalizzazione. Il fatto di puntare sul commercio internazionale e rientrare nella categoria delle economie avanzate. È quanto evidenzia uno studio realizzato dalla fondazione Bertelsmann Stiftung, che ha analizzato il prodotto interno lordo pro capite reale in 42 economie sviluppate ed emergenti per il periodo 1990-2016.
Lo sviluppo del commercio mondiale crea ricchezza, mentre la via del protezionismo non è quella giusta. I paesi industrializzati come Svizzera, Giappone, Finlandia e Germania sono stati i maggiori beneficiari. All’opposto, i mercati emergenti come Cina, India e Brasile continuano ad occupare la parte bassa della classifica. Il che testimonia quanto, nonostante i notevoli livelli di crescita per un ventennio, questi paesi siano ancora lontani dall’eliminare il divario che li separa dalle economie avanzate.
Il primo paese in assoluto è la Svizzera, dove il Pil pro capite derivante dalla mondializzazione è cresciuto in media di 1.910 euro su base annuale tra il 1990 e il 2016. In India, ultimo posto nel ranking, il vantaggio portato dall’apertura dei mercati si è tradotto in soli 20 euro in più l’anno pro capite in un paese che conta 1,34 miliardi di abitanti. Anche la Cina – con 80 euro - ha registrato guadagni sotto la media, pur essendo la seconda economia al mondo.
Ciò dà una misura di quanto sia estesa la popolazione cinese – 1,38 miliardi di persone - e di quanto sia concentrata tale ricchezza. Ecco, questo è il vero tema della globalizzazione, ovvero come renderla inclusiva e sostenibile. Per riuscirci “occorre focalizzarsi di più sulle persone”, ha spiegato Aart De Geus, ceo della fondazione.