La regione artica sta diventando sempre più interessante agli occhi dei paesi asiatici. Tutto è iniziato nel 2013 quando quattro stati asiatici sono stati ammessi nel Consiglio artico come osservatori: Cina, Giappone, Corea del Sud e Singapore. Il consiglio è il principale forum di discussione regionale della regione artica, incentrato (ufficialmente) sui temi della protezione ambientale e dello sviluppo sostenibile.
La Cina non ha perso tempo e ha stretto legami commerciali nella regione. Con la Russia per sviluppare il traffico commerciale lungo la rotta del Mar del Nord e con l’Alaska per la costruzione di un gasdotto. Ha, inoltre, forti interessi minerari in Islanda.
Tutti gli occhi sono sulla Cina, ma la vera sorpresa è un paese prossimo all'equatore: Singapore. Si estende per 719 chilometri quadrati, non ha risorse naturali – attinge acqua dolce dalla vicina Malesia – e destina il 18% del Pil alle spese militari. Ma è riuscito a instaurare relazioni positive a oriente come a occidente, dove sono ben coscienti dell’importanza strategica del piccolo paese per il commercio globale.
Tuttavia l’apertura delle rotte marittime artiche rappresenta una potenziale minaccia per Singapore che potrebbe a breve vedere ridurre il proprio ruolo di snodo commerciale. Per cautelarsi il governo ha intanto avviato relazioni bilaterali con la Russia, che è ancora stretta nella morsa delle sanzioni occidentali.