
I dati del Rapporto annuale sulle infrastrutture strategiche e prioritarie (www.camera.it) attestano che i lavori pubblici potrebbero costituire uno dei settori trainanti della crescita economica: il fabbisogno di infrastrutture strategiche ammonta a 273 miliardi di euro, di cui 219 per opere prioritarie, e risulta assistito da una copertura finanziaria pari a 199 miliardi (73% del costo complessivo), di cui 155 di contributo pubblico e 44 di risorse private.
Queste potenzialità, però, vengono sfruttate in minima parte, dato che soltanto l’11% dei lavori finanziati è stato ultimato, la metà risulta in fase di progettazione, il 21% è in corso e il 5% della spesa con copertura finanziaria riguarda lavori aggiudicati ma non avviati.

Secondo i rapporti del nucleo di valutazione dell’Agenzia per la coesione territoriale, infatti, per realizzare opere, anche piccolissime, sotto i 100 mila euro, servono in media due anni e tre mesi, mentre per le grandi opere si arriva a circa 15 anni e 8 mesi.
Oltre la metà della durata dei lavori (il 54,3%) è dovuta ai cosiddetti “tempi di attraversamento”, tempi morti tra la fine di un procedimento e l’inizio di quello successivo.
Eppure il Ponte di Genova - il 22 giugno la prima automobile ha attraversato la nuova infrastruttura costruita in tempi rapidi – dimostra che le grandi opere sono realizzabili (in tempi e costi accettabili). Ma non bisogna cadere nella tentazione di scambiare la cosiddetta ‘sburocratizzazione’ con la cancellazione di controlli rigorosi nell’assegnazione degli appalti nel monitoraggio dell’esecuzione dei lavori.