
“Trump è una conseguenza del declino degli USA e non la causa”. È la sintesi di Francesco Sylos Labini. Secondo lui e Matteo Caravani, un aspetto riguarda la concentrazione della ricchezza. Sul tema, ecco cosa spiegano in un loro recente libro (‘Bussola per un mondo in tempesta’, edito da Feltrinelli).
“L’1% più ricco possiede quasi un quarto dei redditi nazionali: nel 1976 solo il 9%, il che significa che la loro quota di reddito è quasi triplicata negli ultimi 30 anni. L’1% più ricco possiede la metà delle azioni, obbligazioni e fondi comuni del Paese, mentre il 50% più povero degli americani possiede solo lo 0,5% di questi investimenti: questo implica che non stanno investendo ma stanno solo sopravvivendo”.
“La classe media possiede circa il 26% di tutta la ricchezza. Gli americani a basso reddito, che rappresentano il 20% inferiore in termini di reddito, possiedono solo circa il 3% della ricchezza. Trent’anni fa, la classe media possedeva una ricchezza doppia ri-spetto all’1% più ricco”.
“Nel corso degli anni, la disparità si è accentuata, con i ricchi che diventano sempre più ricchi. Alla fine del 2020, l’1% ha superato la classe media in termini di ricchezza collettiva. Da allora, la ricchezza è stata trasferita e ora è l’1% a possederla, con il divario che continua a crescere”.
“Secondo un’analisi dell’Economic Policy Institute, tra il 1979 e il 2021, i salari degli americani appartenenti all’1% più ricco sono aumentati del 206% al netto dell’inflazione, mentre i salari del 90% più povero sono cresciuti solo del 29%”.
In realtà, Trump (oltre a rappresentare una piuttosto prevedibile conseguenza) è esso stesso parte in causa visto che è stato già alla Casa Bianca nel suo primo mandato, così come è già di fatto causa di nuovi problemi con quei suoi modi di fare da film Western e con quelle convinzioni di politica economica (come i dazi) destinate, molto probabilmente, ad essere smentite dalla evidenza empirica prossima ventura.