India assetata e malnutrita. Come risolvere due problemi con una sola mossa

Il subcontinente indiano è troppo riso-dipendente: una coltivazione che assorbe molta acqua, in un paese in grave siccità, e che neanche restituisce nutrienti alla popolazione

Assetata e malnutrita. Come risolvere con una sola mossa due problemi

Programmazione economica, concetto un tempo ricorrente, e oggi desueto. Eppure no, può essere una parola ancora utile per i paesi emergenti. E l'India ci sta ragionando: sta facendo una seria riflessione su se stessa, sulle carenze di cui la popolazione soffre e sui nuovi rischi che si intravedono. Ha affidato a un think thank l'incarico di un focus su due questioni di vitale importanza: quella alimentare e quella ambientale.

Ne è derivato uno studio pubblicato da Science Advances (e ripreso da Bloomberg), che analizza 43 anni della storia agricola e alimentare del paese: dal 1966 al 2009. L'urgenza di questo studio è derivata proprio dal fatto che l'India sta vivendo, e contemporaneamente, due emergenze: idrica e nutrizionale. La prima è davvero drammatica. Il paese è in presenza semplicemente della più grave crisi idrica della sua storia. Entro il 2020, quindi entro due soli anni, ben ventuno città rimarranno senza acqua freatica. Le ragioni sono diverse: oltre alle classiche, cioè urbanizzazione e industrializzazione selvaggia, ci sono quelle naturali, dovute al forte calo delle precipitazioni, anche nel periodo dei monsoni (stagione Kharif). E, infine, c'è la causa principale dell'estrema scarsità di acqua freatica: l'agricoltura. Nei quattro decenni di riferimento la produzione di cereali è aumentata del 230%. Un aumento dovuto, in gran parte, proprio al ricorso di acque irrigue non piovane. Tutti i precedenti motivi, dunque, quasi scompaiono: secondo i dati ufficiali i 9 decimi dell'acqua sotterranea sono stati estratti per l'irrigazione, in particolare per il prodotto nazionale, il riso.

Ed è proprio l'agricoltura il punto di contatto con la seconda priorità nazionale, una alimentazione povera di nutrienti, in particolare ferro e zinco. Vastissima la quota di popolazione anemica, oltre un terzo degli indiani sono privi di zinco e il 53% delle donne in età riproduttiva ha carenza di ferro. Perché? La dieta indiana premia il riso, cereale che ha sì contribuito a risolvere il problema fondamentale di uno Stato-Continente da un miliardo di persone, cioè la fame, ma anche cereale estremamente povero di quei due metalli.

La straordinarietà di questo lavoro di studio è che cerca di trovare una soluzione al problema dell'acqua e dei nutrienti con un’unica mossa, certo gigantesca nelle dimensioni, ma molto chiara come scelta di politica economica. Occorre cambiare il mix cerealicolo, attualmente monopolizzato da riso e grano, e orientarsi verso miglio, sorgo e mais. Secondo Kyle Frankel Davis, il professore della Columbia University capofila dello studio – che vede coinvolti anche due studiosi italiani del Politecnico di Milano, Maria Cristina Rulli e Davide Danilo Chiarelli - “l'India ha fatto bene a dare finora priorità alla produzione di calorie per evitare la fame diffusa, ma ora non può più rimandare di affrontare le due questioni, salute e ambiente”.

La coltivazione del riso è estremamente bisognosa di acqua. Se si sostituisse con un aumento della produzione di sorgo, miglio e mais si avrebbe un doppio vantaggio: un colossale risparmio idrico ai fini irrigui per l'intera India, il 33% in meno, e un incremento dell'apporto di zinco (13%) e ferro (27%), oltre che un marginale aumento di proteine (1%).

Articolo pubblicato precedentemente su La Stampa - Tuttogreen

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