
Nel corso del "liberation day" (giorno della liberazione), il tycoon ha come da programma annunciato il suo ultimo giro di tasse doganali. L'inquilino alla Casa Bianca non ha mai fatto mistero sui propri propositi: salvaguardare la manodopera statunitense e rispondere simmetricamente (o più) alle politiche commerciali penalizzanti per l'America.
Dunque, le nuove tariffe colpiscono le principali economie mondiali. In pratica, Washington ha deciso di applicare dazi differenziati sulle importazioni provenienti da ciascun paese preso in considerazione dall’amministrazione statunitense.
Ecco alcuni esempi:
Cambogia 49%;
Vietnam 46%;
Tailandia 36%;
Cina 34%;
Indonesia 32%;
Taiwan 32%;
Svizzera 31%;
Sud Africa 30%;
India 26%;
Corea del sud 25%;
Giappone 24%;
Malesia 24%;
Ue 20%;
Regno Unito 10%.
Queste tariffe si aggiungono ai dazi fino al 25% su acciaio, alluminio e autovetture tanto voluti da Trump ed entrati in vigore proprio oggi (due aprile).