
In Cina il contenimento dell’epidemia si sta rivelando più lungo e difficoltoso di quanto non si pensasse solo tre settimane fa, quindi alcune previsioni ottimistiche riguardo una normalizzazione produttiva già dalla seconda metà di marzo appaiono al momento irrealistiche.
L’impatto del Covid-19 sulle catene di fornitura è più severo di quanto preventivato dagli analisti. D’altronde la Cina oggi pesa per il 17% del Pil mondiale.
Secondo PriceWaterhouseCoopers, già oggi il conto che il mondo deve pagare in termini di rallentamento delle catene di fornitura è pari a 570 miliardi di dollari.
E l’agenzia giapponese Nikkei Asian Review sostiene che l’85% delle piccole e medie imprese cinesi teme di terminare le proprie disponibilità finanziarie liquide entro tre, quattro mesi al massimo e un terzo del totale non ritiene di poter andare oltre un mese di auto-sufficienza.
Le Pmi prese in esame rappresentano il 99,8% delle aziende registrate in Cina e danno lavoro al 79,4% dei cittadini. Di fatto, il cuore pulsante dell’economia cinese.