Gibuti è sull’orlo del default. Cina in agguato

Il microstato del Corno d’Africa (13 volte più piccolo dell'Italia) è finito nella “trappola del debito”. Ma nessuno ha interesse che Gibuti fallisca…

È sull’orlo del default e rischia di fare la fine dello Sri Lanka
Il lago salato Abbe

Il piccolo stato del Corno d'Africa, Gibuti, è sull’orlo del default. Il paese ha deciso di sospendere i pagamenti del debito contratto in base ad accordi bilaterali, tra i quali quelli con la Cina (si tratta della seconda nazione africana dopo lo Zambia a prendere questa decisione), aprendo una fase di grande incertezza. Gibuti, che non può contare su risorse naturali da offrire, rischia di dover lasciare ai creditori i propri asset strategici a cominciare dal porto di Doraleh che si trova all’ingresso del Mar Rosso e del Canale di Suez, una posizione strategica a livello internazionale.

La Cina è il più grande creditore di Gibuti, che ha un debito pari a 1,4 miliardi di dollari, l’equivalente del 45% del Pil del paese, secondo i dati del Fondo monetario internazionale. L’economia di Gibuti ha subito gli effetti dell’invasione russa dell’Ucraina e del conflitto del Tigray (Etiopia), entrambe importanti fonti di beni alimentari per il paese. Anche la siccità sta giocando un ruolo rilevante. Nel frattempo, gli interessi passivi sul debito pubblico sono triplicati lo scorso anno arrivando a 184 milioni di dollari. Una cifra che potrebbe salire a 266 mln nel 2023 quando il paese inizierà i pagamenti per l’oleodotto verso l’Etiopia finanziato dalla Cina. 

Gibuti non è solo importante e strategico per la Cina. Ospita infatti un gran numero di installazioni militari di diversi Stati, tra cui l’Italia. Uno Stato 13 volte più piccolo dell’Italia, con quasi 1 milione di abitanti e un indice di sviluppo umano pari a 0,476 il che posiziona il paese del Corno d’Africa al 172esimo posto in classifica a livello mondiale. Ma, in virtù della sua posizione geografica posta tra lo Stretto di Bab al-Mandab e il Golfo di Aden, è un centro nevralgico per l’economia globale: da lì passa il 40% dei traffici. Ecco perché nessuno ha interesse che Gibuti vada in default

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