
I punti principali degli interventi alla Giornata Mondiale del Risparmio.
Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia
Sono gravi le conseguenze di un prolungato rialzo dei rendimenti dei titoli di stato su banche e famiglie. L’incremento dei rendimenti deprime il valore dei risparmi accumulati dalle famiglie direttamente o indirettamente che detengono 100 miliardi di titoli pubblici, mentre le banche e società a cui affidano i loro risparmi ne hanno 850 mld. Per le banche gli effetti si vedono sull'aumento del costo della raccolta. All'ampliamento del premio di rischio sui titoli di Stato ha contribuito l'incertezza sull'orientamento delle politiche di bilancio e strutturali e sull'evoluzione dei rapporti con le istituzioni europee. Sono riemersi i timori degli investitori nazionali ed esteri per la dinamica del debito pubblico e per il rischio di una sua ridenominazione. Resta il fatto che il debito pubblico dell'Italia è sostenibile. Tuttavia, deve essere chiara la determinazione a mantenerlo tale, ponendo il rapporto tra debito e prodotto su un sentiero credibile di riduzione duratura. Nel 2019 dovranno essere collocati titoli pubblici per quasi 400 mld e un clima di fiducia reciproca è indispensabile anche per portare a termine il processo di riforma della governance economica europea.
Sergio Mattarella, presidente della Repubblica
I risparmi delle famiglie rappresentano complessivamente un elemento di forza che va accuratamente tutelato. Esso, unito all'equilibrio dei bilanci pubblici è condizione essenziale dell'esercizio dell'effettiva sovranità del paese. La gestione del risparmio da parte dello Stato, delle imprese bancarie, degli intermediari finanziari, costituisce il motore di uno sviluppo responsabile e sostenibile, un elemento centrale dell'esercizio del credito e deve obbedire a regole di assoluta trasparenza, di saggia amministrazione delle risorse, di protezione di depositi e investimenti.
Giovanni Tria, ministro dell’Economia
Il deficit non salirà come paventato da alcuni interlocutori, istituzionali e non, perché le stime del governo sono basate su una previsione di crescita tendenziale. Il governo italiano non vuole in alcun modo l'uscita dell'Italia dall'euro o dall'Ue. Lo spread non è giustificato se si guarda ai fondamentali dell'economia italiana, ma mette sotto pressione le banche nonostante il sistema sia solido e vi sia stata un'importante riduzione delle sofferenze. Il dialogo con l'Ue deve continuare perché un'Italia che cresce non fa bene solo all'Italia ma fa bene anche all'Europa.
Antonio Patuelli, presidente dell'Abi
Combattiamo ogni ipotesi di aumento delle imposte sulle banche che indebolirebbe la ripresa. La pressione fiscale non è una variabile indipendente, ma un fattore che incide su tutta la catena produttiva delle imprese di ogni genere e sulle famiglie.
Giuseppe Guzzetti, presidente Acri
Il risparmio privato - e non solo - non può venire sacrificato sull'altare del debito pubblico. È innanzitutto responsabilità del Governo di non mettere a rischio il risparmio degli italiani.