Silicon Valley Bank, che ha sempre orientato il suo business verso le startup californiane, è stata chiusa dalle autorità statunitensi, che hanno preso il controllo dei depositi della banca per mettere almeno al riparo i clienti.
I problemi sono iniziati mercoledì scorso, quando Svb ha annunciato una perdita da 1,8 miliardi di dollari a seguito della vendita di un portafoglio titoli da 21 miliardi, che aveva ceduto per far cassa a seguito di un crollo repentino dei depositi dei clienti, la cui fuga è pesata come un macigno in Borsa, dove l’azione di Svb ha messo insieme un -80% dalla notizia della perdita sui titoli a venerdì mattina.
A quel punto è scattato l’intervento delle autorità: tutti i fondi sono stati trasferiti nella Deposit Insurance National Bank of Santa Clara (creata ad hoc). I correntisti fino a 250mila dollari potranno accedere alle loro disponibilità da lunedì, mentre per gli altri sarà aperto un altro canale.
Ma in pratica cosa è accaduto? L’aumento dei tassi ha frenato gli investimenti nelle startup, che a loro volta sono andate a ritirare la loro liquidità a un ritmo imprevisto da Svb che, a quel punto, ha dovuto liquidare titoli svalutati (per il rialzo dei tassi) accusando gravi perdite.