Nel caso italiano tutto ciò assume un connotato specifico. Innanzitutto, la disoccupazione non è al minimo storico e il tasso di occupazione resta sideralmente distante da quello medio europeo. Quindi, l’automazione rischia ancor di più di creare un buco occupazionale che le imprese non sembrano nella possibilità di tappare.
Ecco allora che, inaspettato, è giunto un pronto soccorso: “quota 100”. In tal modo molte imprese italiane potranno liberarsi della forza lavoro in eccesso. Anzi, lo stanno già facendo. L'ad della Banca Nazionale del Lavoro, Andrea Munari – riferisce Radiocor - in una lettera ai sindacati e all'Abi scrive: "Le condizioni congiunturali, anche del nostro paese, continuano a incidere negativamente sulla capacità di sviluppo reddituale delle banche italiane e, in questo ambito, della Bnl".
Bnl trasforma, così, quota 100 in una opportunità: la banca ha quantificato in 600 addetti le eccedenze da smaltire – in seguito al processo di robotizzazione di alcune mansioni - attraverso “quota 100” o “opzione donna”. In realtà, secondo i sindacati, l’età media del personale dell’istituto di credito è così elevata che 2.500 dipendenti avrebbero i requisiti per l'uscita anticipata grazie al provvedimento del governo Conte.
Ad esempio, questi posti di lavoro (i 600) saranno probabilmente compensati da nuove assunzioni solo in minima parte. Infatti, non è per nulla automatico che a un pensionato in più corrisponda un nuovo occupato. Ma resta un’opportunità da prendere al volo per aziende e lavoratori prossimi alla pensione.
Per uscire dalla crisi occupazionale, invece, occorre ben altro. Sul mercato del lavoro quello che conta sono le politiche di medio-lungo periodo. Esempi concreti li ha forniti il presidente di Assolombarda. Secondo Carlo Bonomi, servono “un drastico, universale e permanente abbattimento del cuneo fiscale, e non per traslarlo a noi imprese, ma integralmente ai lavoratori fino al 35 mila euro di reddito lordo” e “una ripresa integrale delle agevolazioni Industria 4.0 soppresse e ristrette e del credito d’imposta destinato e ricerca e sviluppo”.