
Santiago brucia ancora. A dieci giorni dall’inizio della fase più violenta delle proteste, le strade del centro della capitale cilena sono di nuovo in fiamme. Bruciati, tra gli altri, un hotel internazionale (della catena Mercure) e un centro commerciale. Anche in decine di altri punti strategici del paese sono andati in scena barricate, saccheggi e scontri a viso coperto con i carabineros.
Il presidente, dopo la manifestazione oceanica e pacifica di venerdì scorso (quasi due milioni di persone ha partecipato a quella che è già passata alla storia come la marcia più grande di sempre), aveva deciso di togliere il coprifuoco e di dichiarare cessato lo stato di emergenza.

E, dal punto di vista politico, aveva annunciato un rimpasto dell'esecutivo (8 ministri sono stati sostituiti) e l’inaugurazione di una “agenda sociale” per andare incontro alle richieste della popolazione.
La mossa però non ha ottenuto il risultato sperato. Anzi, è stata considerata una misura del tutto insufficiente dai manifestanti.