La domanda di petrolio a livello globale non tornerà più ai livelli precedenti la pandemia. La produzione di greggio ha raggiunto il suo picco massimo già quest’anno. Ma tutto ciò potrebbe non bastare per raggiungere gli obiettivi della lotta al cambiamento climatico.
A sostenerlo è un Report della British Petroleum. Si tratta di uno dei leader tra i produttori mondiali di idrocarburi, nonché la prima big oil company (seguita poi da Eni) a lanciare ufficialmente l’allarme: il petrolio ha iniziato il suo inesorabile declino. L’unico dubbio riguarda i tempi, per quanti anni verrà ancora utilizzato e quando si passerà a una stagione dominata dalle rinnovabili e dall’idrogeno.
Quando verrà raggiunto il picco della produzione? Secondo BP è già alle nostre spalle. Complice il Covid19, da quest’anno in avanti, tutte le previsioni su quanto verrà estratto dal sottosuolo di greggio avranno sempre il segno meno davanti. Del resto, di transizione energetica si parla già da qualche anno. Il Covid19 ha solo accelerato il processo.
Non è tutto qui. Il gas naturale sarà dominante nei prossimi 30 anni perché andrà a prendere il posto del carbone, soprattutto nelle economie emergenti. Ma questo potrebbe non bastare, nonostante la crescita di eolico e solare. “Anche se la pandemia ha notevolmente ridotto le emissioni di carbonio, il mondo è ancora su un percorso non-sostenibile – spiega BP -. Tuttavia, con misure politiche decisive e più scelte energetiche a bassa emissione di carbonio per imprese e consumatori, la transizione resta possibile”, ha affermato l’amministratore delegato Bernard Looney.
BP vuole aumentare gli investimenti in energie a basse emissioni di carbonio di 10 volte entro il 2030, per raggiungere i 5 miliardi di dollari l’anno: l’obiettivo finale è diventare a emissioni zero entro il 2050.