
Un’altra giornata di panico sui mercati mondiali, con la guerra commerciale dichiarata da Donald Trump che affonda le Borse e fa vivere a Piazza Affari uno dei venerdì più neri della sua storia, con l’indice Ftse Mib che nel corso della seduta arriva a perdere oltre il 7% (come il giorno dell’attentato alle Torri Gemelle l’11 settembre 2001).
Le ritorsioni della Cina contro i dazi statunitensi hanno scatenato ovunque, dall’Asia a Wall Street, un generalizzato ‘panic selling’, con gli indici della paura (Volatility Index) che hanno registrato la massima impennata dal crollo del settore bancario nel 2023.
Così l’Europa ha bruciato altri 819 miliardi, dopo i 422 di giovedì. E Piazza Affari, un listino bancocentrico, è quella che ha sofferto di più chiudendo in calo del 6,53%. Ma lo tsunami ha travolto anche Londra (-4,95%), Parigi (-4,26%), Francoforte (-4,95%) e Madrid (-5,8%), il peggior calo settimanale dallo scoppio della pandemia di Covid cinque anni fa.
Sull’altra sponda dell’Atlantico, il presidente della Federal Reserve Jerome Powell ha segnalato che i danni economici di una guerra commerciale saranno più gravi del previsto, con potenziali effetti di aumento dei prezzi e rallentamento della crescita. Ma le parole di Powell non hanno rassicurato il mercato che ha esteso le perdite (con S&P 500 e Nasdaq in picchiata).
Un altro dato certo è che da quando il tycoon si è insediato alla Casa Bianca, il 20 gennaio scorso, Wall Street ha bruciato 9.600 miliardi di dollari. Secondo i calcoli di alcuni analisti, riportati da MarketWatch, 5.000 miliardi sono andati in fumo solo negli ultimi due giorni.